
Camera mia e di mia sorella erano adiacenti, collegate dal lungo corridoio che portava in tutte le stanze della casa di famiglia, casa che non è più nostra. Le sere in cui mio padre non tornava troppo tardi, quelle in cui non litigava fino a notte fonda con mia madre, quelle in cui non aveva mal di testa o una delle sue solite coliti, si metteva seduto in corridoio, per terra, tra le due camere, e fumando una sigaretta iniziava a raccontarci una delle sue splendide storie. Non erano le classiche fiabe della buonanotte, ma vere e proprie avventure costellate di misteri che avevano come protagonisti me, mia sorella e i nostri amici di infanzia Elisa e Vittorio. Mio padre si trasformava in un sinistro burattino dimenticato in soffitta, che accompagnava i protagonisti in mondi paralleli e visionari. Ricordo i suoi occhi verdi brillare nel buio, la sua voce profonda e suadente che improvvisamente cambiava per diventare quella stridula e spaventosa del burattino. Ricordo la mia paura mista al desiderio di sapere come sarebbe andato a finire il racconto. Ricordo l'immenso amore che provavo per lui. Infine cadevo addormentato. Possiedo ancora da qualche parte delle audiocassette in cui abbiamo registrato una di quelle storie. Forse un giorno prenderò coraggio e andrò a cercarle in cantina, sempre che esistano ancora, dopo tanti traslochi.
Il primo rumore del mattino, che arrivava distante dalla cucina, era il gorgogliare della caffettiera, che diffondeva il suo aroma in tutta la casa. Mia madre ancora dormiva. Era mio padre che ci portava a scuola il più delle volte. Ricordo l'odore delle sigarette entrando in bagno per lavarmi la faccia. Quella sensazione affascinante che, all'età di otto anni, ti toglie il respiro per un attimo. La mia casa ora al mattino ha esattamente quello stesso odore di un tempo e sono io a ricrearlo.
Adoravo andare a scuola con lui. Mia sorella seduta davanti ed io dietro, ad ascoltare i loro discorsi da grandi e alla radio un programma divertente di cui non ricordo il nome. Avrei voluto quel viaggio non finisse mai, perchè odiavo andare a scuola.
Mio padre amava la musica, e, in macchina, ci faceva sempre ascoltare le ultime novità del panorama italiano e non. Battisti, Baglioni, De Andre, Dalla, Zucchero e molti altri. Di quelle mattine, se dovessi scegliere una colonna sonora, sceglierei Farfallina di Luca Carboni. Avevo più o meno 7 o 8 anni. Mia sorella 11 o 12. Lei aveva già i primi problemi di cuore, ed anche io desideravo averli immensamente. Soffrire di un amore struggente. Ma non sapevo bene da dove cominciare a quell'età. Beata innocenza.
... un fiore in bocca può servire... non ci giurerei
ma dove voli farfallina non vedi che son qui
come un fiore come un prato fossi in te mi appoggerei
per raccontarmi per esempio come vivi tu
potresti dirmi sorellina in cosa credi tu
cosa speri cosa sogni da grande che farai
se ti blocchi contro il vento o spingi più che puoi
se hai paura certe notti ti senti sola mai
ma dove voli farfallina non vedi che son qui
come un fiore come un prato fossi in te mi appoggerei
per raccontarmi per esempio come vivi tu
potresti dirmi sorellina in cosa credi tu
cosa speri cosa sogni da grande che farai
se ti blocchi contro il vento o spingi più che puoi
se hai paura certe notti ti senti sola mai
Poi il sogno finiva e mi ritrovavo chiuso tra le mura gotiche della mia scuola cristiana.
Ricordo la gioia nel costruire con lui immensi castelli di sabbia. In questo mio padre era bravissimo. Castelli con guglie, torri, fossati, ponti, cunicoli, pozzi, montagne e vulcani. E verso sera, quando la spiaggia inizia a farsi vuota e l'aria è una foglia dorata, non senza aver lottato per difenderli, guardavamo il mare prenderseli via. Ancora adesso costruisco castelli di sabbia, a trent'anni, da solo o con le persone che amo, senza potermi controllare. Il desiderio è tanto incontenibile che senza volerlo mi ritrovo pieno di sabbia e sepolto in qualche pozzo senza fine. I piedi nel pantano e tutto intorno un mondo nuovo.
Mio padre mi toccava sempre il sedere. Voglio dire... lo toccava un pò a tutti... Hem... forse detta così può essere male interpretata... Insomma, era una forma di affetto che riservava a parenti e amici più intimi ed era priva di qualunque malizia. La toccata di culo di mio padre credo che sia storica! Non potevi che stare meglio dopo, essere più allegro. Ed io sono diventato la sua fotocopia, si, anche in questo.