Saturday, 4 July 2009


Va bene... ok...

Fuori dalle mie finestre un temporale estivo... si... ma non è questo il punto.

Da dove cominciare? Da dove vomitare?

Forse tutto è iniziato quando si è ammalato mio padre. O forse il fatto di vedere mio padre avvicinarsi alla morte mi ha solo reso più sensibile alle cose che mi circondano... a determinate cose...

Va bene... ok, ok... lo dico... è una storia stupida, ne sono consapevole, e vorrei che persone come mia madre non la leggessero per non avere poi a che fare con domande, commenti, opinioni. E' solo una storia. E la metto sul blog per liberarmene.

Dunque, si, mio padre si è ammalato e poco tempo dopo è morto E., un ballerino bellissimo, una persona di una dolcezza innata. Avevo danzato con lui a Budapest, la sua terra. E' morto così, senza una ragione, il cuore gli si è semplicemente fermato nel bagno di casa sua. Una delle tante case, le tante stanze nelle troppe città di chi passa la vita danzando.

La notizia è arrivata di notte, con un sms, una cosa brutale.

Ma in fondo la morte non mi spaventa... no... fa parte della vita e non mi ha mai colpito più di tanto. Certo che così giovani... così belli e pieni di vita....

Tempo dopo mando un video a S., un video semplice, l'inizio del mio progetto Lux Quebrada. Una semplice fotografia la cui luce riverbera fino al punto di trasfigurarne le forme.

A S. piace molto il video, mi scrive che proprio in casa sua, in un punto speciale, c'è una foto uguale, fatta da suo fratello T. e che lei ha notato solo dopo aver visto le mie immagini.

"Siamo connessi" mi dice.

Due giorni dopo trova suo fratello T. morto nella sua stanza.

La notizia arriva sotto forma di poema di cui non comprendo subito il significato. Mi ci vorrà una giornata per capire.

A gennaio prenderò un treno per tornare a Lucerna dopo aver passato qualche giorno a Milano e qualcuno deciderà proprio in quelle quattro ore di viaggio, proprio dove io passavo, di toglersi la vita. La stessa cosa succederà nel viaggio di ritorno due settimane dopo. La stessa cosa succederà ancora, tornando a Lucerna un mese dopo.

La morte, la morte, la morte che arriva...
La morte bizzarra, la morte lasciva....

Mio padre nel frattempo non accenna a migliorare. Ricadute.
Ri cadute.

Con Pietro sempre peggio, e nel mezzo di un litigio assisteremo alla morte di un motociclista. Sul ponte davanti alle nostre finestre, ma non le finestre fuori dalle quali adesso si riversa la pioggia forte e tiepida di luglio. Il motociclista era amico di amici, figlio di amici, fidanzato di amici... nei giorni seguenti non si parlerà d'altro. Nei giorni seguenti risentirò senza tregua il grido violento del suo migliore amico che l'ha trovato morto per strada. Un urlo alieno.

Non so se questa è esattamente la successione temporale degli eventi, non credo, ma poco importa.

A pasqua investiamo un gatto in macchina. Sarò io a staccarlo dall'asfalto, ancora morbido, caldo, con un espressione di stupore sul muso. Uno stupore vuoto. Sarò io a metterlo in un sacchetto. Sarò io a vedere la padrona del gatto gridare dalla finestra "è morto!". La finestra della sua casa. Ed io, infine, a riconsegnarlo alla famiglia in lacrime dicendo "mi dispiace".
Il terremoto si porta via le due sorelle di una delle persone a cui voglio più bene al mondo. Quando succederà io starò parlando con lui attraverso skype, di notte. La terrà tremerà e poi più niente. La notizia arriverà a singhiozzi, poco alla volta, come le persone che hanno trovato sotto le macerie.

La morte, la morte, mi passa davanti.
La morte sussurra veloce i suoi canti.

Andrò dal parrucchiere. Non vado mai dal parrucchiere. Io i capelli me li taglio da solo, me li tagliano in teatro, non me li taglio per niente, me li raso.
Incontro una signora che mi chiede se sono il figlio di Francesca. Non la riconosco. Mi scuso, le chiedo gentilmente di toglierso gli occhiali scuri per guardarla negl'occhi, per avere un indizio. Mi ricorderò di una cena fatta in casa mia. Della piccola rosa che regalò a mia madre, che ora è diventata grande e robusta, a cui ho cambiato vaso e di cui vado fiero. La signora mi sorride, felice di quel piccolo racconto.

La signora morirà in casa sua, pochi giorni dopo, senza un motivo, nel bagno di casa sua. Semplicemente il suo cuore ha smesso di battere. Quel cuore che aveva scelto una rosa da regalare a mia madre.

La notizia arriva con una telefonata alle otto del mattina, mentre sono sul treno per Zurigo. Sul treno, veloce, per andare al lavoro. "L'altro giorno hai incontrato D.?" Si, l'avevo incontrata ed era bella.

Sarò ancora a Milano, mio padre sarà ancora malato, e io passerò le mie giornate in ospedale, cercando di dargli il mio amore, la mia forza. Cercando di dargli, per quanto possibile, senza sapere come, un pò della mia vita. Nel tentativo di...

Una notte mi chiama. Lui non riesce più a parlare tanto bene. Faccio fatica a capire di cosa vuole, quello che so è che devo andare in terapia intensiva, pneumologia e vedere di cosa ha bisogno.

E' l'una e mezza di notte. Corro, cercando di non fare rumore, tra i corridoi dell'ospedale. Un labirinto di sofferenza. E proprio in quel momento, ancor prima di aprire la porta della grande stanza rosa, esce una signora lentamente, mi guarda e mi dice sorridendo "è morto". Capisco che parla di suo padre, capisco la sua gioia e la tristezza immensa e inconsolabile.

Deciderò di abbracciarla, deciderò di prendermi io le sue lacrime, nel mio petto, perchè non è giusto piangere da soli, ed è sempre meglio nascondere il viso nell'abbraccio di qualcuno, per non far vedere quella piccola traccia di gioia, o di terrore, o di qualunque altra cosa che ci portiamo nascosta dentro e che non è solo tristezza.

Spiegando la situazione a mio padre e cercando di calmarlo e di capire quello ci cui ha bisogno, sento il medico di guardia sussurrare "è ancora caldo".

E' ancora morbido, penserò io, ricordadomi del gatto.

Vedrò un messaggio di A.S. mandatomi nel cuore della notte. Voleva parlare con me. Mi sembrerà strano. Scoprirò sul treno per Zurigo che A. è morto. A Madrid. Così. Senza una ragione. Il suo cuore. Ha smesso. Di battere.

Il bagno, la casa, la danza. Come danzava bene A., quanto mi piaceva vederlo danzare. Mi faceva venire voglia di poterlo toccare, solo per un attimo, per capire il segreto.

La sera morirà il cane di P., della persona che amo. Io andrò ad ubriacarmi per non pensare di dover essere lontano da lui, lontano da mio padre, lontano.

E, giuro, proprio adesso, in questo preciso momento, mi chiama mia sorella.
Mio padre è in rianimazione. Tubi da ogni parte. Tenuto privo di coscienza.
I pronostici non sono quelli di una pronta guarigione... no...
Tutt'altro direi.

Fuori è finito il temporale.

Fuori dalle finestre. Le finestre delle case. Le tante case.

La danza.
La morte.
Lontana.
Insieme con un tramonto rosa acceso, come un regalo.